La scrittura mi ha sempre affascinato, ma la lettura mi ha letteralmente catturato. Per me non si tratta solo di godersi una storia, ma di sezionare lo stile dell’autore per capirne i segreti: questa è una mia deformazione professionale. Con l’avvento dei modelli text-to-text, la mia curiosità mi ha spinto ad analizzare i testi sintetici. Se confrontiamo ciò che l’IA produceva nel 2023 con i risultati di oggi, il salto di qualità è evidente: i testi sono fluidi, grammaticalmente impeccabili e ben organizzati. Eppure, proprio questa perfezione artificiale nasconde le tracce del codice.
Il test dei connettivi: il primo indizio
C’è un trucco veloce che uso spesso per capire se potenzialmente un testo è scritto interamente da un’IA: scorrere l’articolo guardando solo l’inizio dei paragrafi. Se notate una frequenza sospetta di parole come:
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Tuttavia (la mia “nemesi editoriale”, una parola che non mi piace leggere, la trovo ovunque nei testi generati dall’IA)
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Inoltre
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In effetti
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In conclusione
Siamo probabilmente di fronte a un pattern algoritmico. Le IA usano questi connettivi come “collante” logico per non perdere il filo. Noi umani, invece, siamo più irregolari: usiamo un semplice “ma”, un “però”, o spesso colleghiamo le idee senza alcun connettivo, lasciando che sia il senso della frase a guidare il lettore.
Perché l’IA scrive così?
Perché un’intelligenza artificiale preferisce “È fondamentale sottolineare” rispetto a un più umano “Il punto è questo”? La risposta sta in un concetto tecnico chiamato autoregressione.
È un argomento che ho affrontato nel mio libro Intelligenza Artificiale Conoscere l’Essenziale: le parole vengono scelte in base a un calcolo probabilistico. L’algoritmo non “pensa”, ma scommette sulla parola che statisticamente segue la precedente con più coerenza. Questo porta a un tono estremamente neutro, privo di ironia o opinioni forti. Il risultato è un testo corretto, ma che spesso non “vibra”.
Un altro segnale è la geometria dei paragrafi. L’IA tende a creare blocchi di testo identici, solitamente di tre o quattro frasi ciascuno. La scrittura umana è invece un battito cardiaco: alterna picchi e pause. Abbiamo frasi brevissime, quasi secche, seguite da riflessioni più lunghe. L’irregolarità è ciò che ci rende autentici, anche se ognuno ha stili differenti.
Il valore della scelta umana
Persino un gigante come Hemingway dichiarò di aver riscritto 39 volte il finale di Addio alle armi. Se avesse avuto a disposizione una GenAI, avrebbe probabilmente potuto generare infinite varianti in pochi secondi. Ma il valore non risiederebbe nella quantità delle opzioni, bensì nella scelta finale: quella che riflette l’intenzione, la sensibilità e la visione dell’autore.
È importante ricordare che, se oggi le IA sono in grado di produrre testi coerenti, è perché sono state addestrate su enormi quantità di contenuti creati da esseri umani. Non riutilizzano direttamente quei contenuti, ma ne apprendono schemi linguistici e strutture concettuali. Senza questo patrimonio, non avrebbero sviluppato alcuna capacità espressiva.
Esiste però un rischio concreto: in assenza di una guida chiara, l’IA tende a generare risposte statisticamente plausibili, spesso allineate a soluzioni ricorrenti. Per questo motivo, senza un intervento umano consapevole, il risultato può apparire corretto ma privo di originalità o direzione.
Competenza, istruzioni e “prova del nove”
Ed è qui che entra in gioco la competenza umana, costruita attraverso esperienza e pratica. Senza un input preciso, contestualizzato e strategico, l’output tenderà verso formulazioni standard, basate su ciò che è più probabile all’interno dei dati su cui il modello è stato addestrato.
Questo è un punto cruciale che tratto anche nel mio libro Intelligenza Artificiale Conoscere l’Essenziale, dove sottolineo come il controllo umano debba intervenire sia prima che dopo la generazione: nella definizione delle istruzioni e nella valutazione critica del risultato. La qualità del contenuto dipende in larga misura dalla chiarezza delle idee e dalla capacità di guidare il modello attraverso indicazioni efficaci.
Un utente esperto non si limita a interrogare la macchina, ma la orienta: utilizza vincoli, esempi e iterazioni per ottenere risultati che vadano oltre le risposte più prevedibili.
Quando ho iniziato a scrivere articolo tecnici nel 1995 per la rivista Mondo CAD della Franco Ziviani editore, il revisore era esclusivamente umano; oggi l’IA è diventata un assistente instancabile e veloce nell’analizzare e correggere dei testi, ma la responsabilità dello stile, della coerenza e della direzione strategica resta saldamente nelle nostre mani.
Comunque, c’è sempre la prova del nove: quella di riuscire a spiegare un contenuto non solo con la scrittura, ma con le proprie parole di fronte a un pubblico attento e curioso.
2 risposte
Bellissimo articolo che condivido! È un argomento molto interessante e attualissimo. L’ intelligenza artificiale potrà essere un valido supporto indubbiamente ma bisogna avere sempre la conoscenza dell’argomeno per poter poi valutare con competenza le risposte che l’A.I. dà, alfine di non cadere in informazioni non del tutto valide e veritiere. Grazie
Cara Paola, ci sono molte cose che bisogna conoscere per orientarsi nel nuovo mondo tecnologico, ma in primis bisogna partire dalle proprie competenze che devono essere abbastanza solide. La cultura non è mai abbastanza 😉