C’è una differenza abissale tra leggere e leggere davvero. Lo storico americano Adam Garfinkle la chiama deep literacy — lettura profonda — e nel suo saggio The Erosion of Deep Literacy del 2020 sul National Affairs, sostiene che la stiamo perdendo a una velocità allarmante.
Non è nostalgia per il passato. È una questione neurologica.
La lettura profonda è qualcosa di preciso: è quando il lettore si immerge in un testo esteso al punto da anticipare il pensiero dell’autore, da entrare in dialogo con lui, da generare intuizioni proprie. Non è scansionare titoli. Non è scrollare. È un atto lento, intenzionale, trasformativo. Garfinkle, afferma che questo tipo di lettura produce una vera e propria rivoluzione nel cervello: nutre il pensiero astratto, potenzia l’empatia, sviluppa il ragionamento critico.
È, in senso letterale, ciò che ci rende capaci di ragionare su problemi complessi.
Il cervello si ricabla. Nel bene e nel male
Il meccanismo neurologico è semplice nella sua crudezza: il cervello si ricabla continuamente in risposta alle esperienze che fa. Se lo nutriamo di stimoli rapidi, frammentati, visivi, costruirà percorsi neurali per quello. Se lo nutriamo di lettura profonda, costruirà qualcosa di molto diverso.
Non è moralismo è neurofisiologia.
Scrivere per immagini: quando il libro diventa film
Scrivo professionalmente dal 1995 e nel tempo ho sviluppato un metodo che chiamo scrivere per immagini: costruire il testo in modo tale che il lettore, a un certo punto, non abbia più la sensazione di essere di fronte a un libro, ma ad un film. Le parole smettono di essere parole e diventano scene, luci, movimenti. Questo non è un effetto stilistico fine a sé stesso è il risultato di una lettura profonda praticata per anni, interiorizzata, trasformata in strumento creativo. Solo chi ha letto davvero sa costruire immagini con le parole. Solo chi ha allenato quella pazienza cognitiva riesce a trasportare il lettore dentro la pagina invece di lasciarlo fuori. È esattamente quello che ho fatto nel romanzo Se ci fossi stato io, in cui ho spinto questo metodo fino ai suoi limiti, guidato dal mio aforisma:
Scrivo solo per suscitare emozioni e non per comunicare emozioni!
Non è un caso che la stessa disciplina la ritrovi nella musica. Nei miei libri inserisco spesso composizioni inedite per pianoforte fruibili attraverso QR code (come nel romanzo Se ci fossi stato io): la musica e la parola nascono dallo stesso luogo, abitano lo stesso tempo interiore. Suonare mi ha insegnato ciò che leggere mi aveva già mostrato, che ogni opera, per essere vera, richiede di essere vissuta lentamente. Non attraversata in fretta.
L’infodemia culturale: tutto e subito, niente per sempre
Oggi viviamo in quella che chiamo una infodemia culturale: un flusso ininterrotto di contenuti che non lascia il tempo di sedimentare. Un brano musicale esce e il giorno dopo è già dimenticato. Un articolo viene letto in diagonale, cioè scorrendo attraverso i titoli, sottotitoli, la prima frase o qualche parola in grassetto o corsivo. Un libro viene iniziato e abbandonato. Non per pigrizia, ma perché le piattaforme digitali hanno rimodellato la nostra soglia dell’attenzione e il cervello ha seguito.
Chi è cresciuto nell’analogico, dove per leggere c’era la carta e per ascoltare musica dovevi comprare vinili e musicassette, ha ricevuto un vantaggio non da poco. Un libro si comprava, si aspettava, si annusava, si teneva in mano e quella fisicità creava già un rapporto diverso con il contenuto. Si acquistava un disco e lo si ascoltava per mesi, traccia per traccia, nei dettagli. Quel vinile, con la copertina che si ammirava nel cercare qualche significato nascosto, diventava parte di una stagione della vita, di un’emozione, di un ricordo denso. Oggi un album viene consumato e sostituito nel giro di giorni, un libro iniziato e abbandonato nel giro di ore. Senza quella sedimentazione, si perde la capacità di ricordare e quindi di proiettarsi nel futuro..
I media, il negativity bias e la ruota del criceto
Come ho scritto nel post Cosa c’entra Lena Cronqvist con l’IA, i media che vivono di pubblicità hanno un incentivo strutturale a sfruttare il negativity bias, cioè la tendenza del cervello a reagire più intensamente alle minacce che alle buone notizie. L’allarme vende più della riflessione. La televisione pubblica italiana degli anni Sessanta e Settanta faceva l’esatto contrario: alfabetizzava milioni di persone, con il celebre programma di istruzione popolare per adulti analfabeti Non è mai troppo tardi, trasmetteva cultura in prima serata, trattava il sapere come un bene comune. Oggi quella funzione è quasi scomparsa dai canali generalisti. Non è un caso.
La lettura come atto di resistenza
Garfinkle collega tutto questo alla tenuta della democrazia: il ragionamento astratto, la capacità di immaginare prospettive diverse dalla propria, la pazienza cognitiva necessaria per capire un argomento complesso sono tutti prodotti della lettura profonda. Un popolo che non legge in profondità è più vulnerabile alle narrazioni semplificate, alle etichette, alla polarizzazione. Non per stupidità, ma per come funziona il cervello sotto stress informativo.
La lettura profonda è una forma di resistenza.
Non nel senso romantico, ma in quello pratico: è l’atto con cui ci sottraiamo al flusso, rallentiamo, e usiamo il cervello per quello per cui si è evoluto, costruire significato nel tempo. È una capacità umana fondamentale che si può perdere, ma che si può recuperare, una pagina alla volta.
Dalla Deep Literacy all’AI Literacy: il futuro del pensiero
Se la Deep Literacy difende la nostra mente dalla frammentazione digitale, la Deep AI Literacy protegge il pensiero critico dall’atrofia cognitiva, impedendoci di delegare la nostra intelligenza alla macchina. Si legano perché entrambe rifiutano un uso superficiale della tecnologia a favore del controllo umano; per approfondire questo confronto e gli obblighi etici dell’AI Act, vi invito a leggere il terzo capitolo della mia opera digitale INTELLIGENZA ARTIFICIALE: conoscere l’essenziale
2 risposte
Ottimo post 👍. Curiosando su questo blog mi ha colpito il titolo. Non conoscevo il termine deep literacy. Oggi ho imparato una cosa nuova. Complimenti all’autore👏👏👏. Buona giornata Ada
Grazie Ada! Se ti è piaciuto l’articolo e vorresti approfondire, ti consiglio l’opera digitale “Intelligenza Artificiale conoscere l’essenziale”. Nella sezione “Gratis per te” del sito puoi scaricare gratuitamente un estratto e valutare se l’opera possa interessarti.
Buona giornata Gabriele