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Dentro lo storytelling:
anatomia di una storia che funziona

Dentro lo storytelling: anatomia di una storia che funziona
Immagine di Gabriele Congiu

Gabriele Congiu

Scrittore ed Editore.
Tra parole, immagini e musica

Esistono tantissime definizioni di Storytelling, poiché a seconda degli ambiti in cui viene utilizzato assume sfumature diverse. Ma, prima di entrare nel dettaglio tecnico, la verità è che il cervello umano non cerca definizioni: cerca immagini, suoni e sorprese.

Per capire come funziona davvero l’arte di raccontare, ho deciso di “smontare” insieme a voi un passaggio del mio libro Camminando verso i Depeche Mode.

Leggete questo estratto e provate a osservare cosa succede nella vostra mente:

Le sorprese non erano finite, anzi, le migliori dovevano ancora arrivare. L’uovo che mi portò Virginia era confezionato con una carta argentata. Prima di aprirlo cercai di scuoterlo per capire cosa ci fosse dentro, ma non sentii nessun rumore, anzi sembrava vuoto. Speravo di trovare un soldatino di ferro, considerato che li collezionavo da quando ero piccolo, ma non fu così. Aprii l’uovo, davanti agli occhi puntati dei presenti, curiosi di sapere cosa si nascondesse dentro quelle pareti di cioccolato al latte.

Trovai un biglietto in una bustina di plastica trasparente con una scritta, che apparentemente in quel momento per me non aveva nessun significato. Riportava così: “June 18, 1988 Rose Bowl to Gabriele”. Ero abituato alla comunicazione enigmatica di Virginia, ma non pensavo minimamente che dietro quella scritta ci fosse qualcosa di più grande di un semplice soldatino. Il padre mi guardava con la gioia negli occhi e un sorriso che faceva intendere che quel biglietto che avevo tra le mani fosse di grande valore. Robert ruppe il ghiaccio e mi chiese:

<< Ce l’hai ancora la cassetta dei Depeche Mode che ti aveva regalato Virginia? >> Risposi che non l’avevo più, che l’avevo letteralmente consumata fino a rompere il nastro e che ora avevo l’album in CD-ROM.

<< Bene, allora sappi che quella che leggi sul biglietto è la data del concerto dei Depeche Mode a Pasadena, nello stadio di football Rose Bowl, che si trova vicino a casa nostra a Los Angeles. Sei invitato a partecipare con noi all’evento >>.”

[Fine dell’estratto]

Avete appena letto un frammento delCapitolo 7 – Il Sogno sfiorato, tratto dal mio libro Camminando verso i Depeche Mode.

Ho scelto di non svelarvi il titolo subito per lasciarvi immergere totalmente nell’incertezza del contenuto di quell’uovo confezionato con una carta argentata. Essendo un estratto, questo ha l’obiettivo di incuriosirvi e spingervi a voler leggere il seguito.

Ma c’è di più: scegliere di specificare solo ora il titolo del capitolo è stato applicare lo storytelling allo storytelling stesso. L’ordine in cui vi ho dato le informazioni in questo post non è casuale, ma è stato progettato per creare un’esperienza. Ho voluto che prima sentiste il fruscio della carta argentata e il profumo del cioccolato, e solo dopo vi ho fornito la chiave razionale per interpretare il tutto.

Ma cos’è, quindi, lo Storytelling?

Dopo aver vissuto questa scena, possiamo dare un nome a ciò che è successo. Lo storytelling non è semplicemente informare: è connettere, creare emozioni e scrivere per immagini . Se avete la sensazione di non leggere ma di vedere le scene, l’obiettivo è stato raggiunto. Come scritto inizialmente, esistono diverse definizioni dello storytelling, a seconda della disciplina impiegata:

    • Letteratura / narratologia: storytelling = l’arte di raccontare storie con una struttura narrativa (personaggi, conflitto, trama).
    • Marketing e branding: storytelling = usare una storia per comunicare i valori di un marchio o coinvolgere il pubblico.
    • Cinema e media: storytelling = costruzione narrativa attraverso immagini, montaggio e suono.
    • Comunicazione aziendale: storytelling = modo strategico di trasmettere messaggi complessi tramite una narrazione.

Ma una definizione, da sola, non basta. Lo storytelling si capisce davvero quando vediamo perché una storia riesce a coinvolgerci.

Perché questa storia “funziona”?

Se siete arrivati fino all’ultima riga dell’estratto, significa che la storia ha fatto il suo lavoro. Non è un caso: ho usato (consapevolmente) alcuni dei meccanismi dello storytelling. Vediamoli insieme:

1. Il Gancio: la Suspense

Ho iniziato con: “Le sorprese non erano finite”. Questa è una promessa. Dico al lettore: “Resta con me, perché il valore di ciò che leggerai sta per aumentare”. In ogni comunicazione efficace, bisogna dare un motivo per restare.

2. Il Conflitto emotivo: Aspettativa e realtà

Qui entra in gioco l’empatia. Tutti sappiamo cosa si prova a scuotere un regalo. Io speravo in un soldatino, qualcosa di fisico e piccolo. Trovare un biglietto crea un vuoto, una domanda: Perché un pezzo di carta dovrebbe valere più di un giocattolo? Lo storytelling vive di questo scarto tra ciò che ci aspettiamo e ciò che accade.

3. La Forza dei Dettagli sensoriali

Non scrivo solo “ho aperto l’uovo”. Parlo della carta argentata, del rumore assente, della bustina di plastica. Questi dettagli “ancorano” il lettore alla scena. Più il dettaglio è specifico, più la storia diventa vera nella mente di chi legge.

4. L’Oggetto Simbolo: La Cassetta consumata

La cassetta dei Depeche Mode “consumata fino a rompere il nastro” non è solo un oggetto. È il simbolo di una passione, della giovinezza, del tempo che passa. Racconta anni di ascolti senza bisogno di spiegarli. È il cuore pulsante del racconto.

5. La Risoluzione (Il Premio)

Il finale trasforma un momento intimo in qualcosa di grandioso: da una umile stanza in Sardegna allo stadio Rose Bowl di Pasadena. Lo storytelling trasforma il “particolare” (un regalo di Pasqua) in “universale” (il sogno di una vita che si realizza).

Conclusioni: L’anima e le competenze

Raccontare non significa solo elencare fatti in ordine cronologico. Significa scegliere quali emozioni mostrare e come guidare il lettore attraverso di esse. In un mondo dominato dagli algoritmi, la capacità di creare questa connessione umana è ciò che fa la differenza. E come mi piace sottolineare… L’anima e le competenze, quelle ce le metto sempre io.

2 risposte

  1. Salve, sono una appassionata di lettura e mi piace scrivere. Mi rendo conto però che mi mancano tante informazioni. Ha mai scritto un libro che possa essere d’aiuto per coloro che vorrebbero cimentarsi nella scrittura di un libro seguendo determinati passi oltre a chiarire i concetti più usati nel mondo della scrittura? Grazie e complimenti Federica

    1. Ciao Federica, grazie per la tua domanda.
      Onestamente, più che non averci pensato, non ho mai voluto scrivere un libro di questo tipo. Forse perché la mia formazione come scrittore si è costruita nel tempo, attraverso esperienze, letture e studi che mi hanno aiutato a portare fuori al meglio una passione che avevo dentro. Comunque, qualcosa potrei farla, nel senso di scrivere un libro sulle tecniche che ho usato per scrivere i miei libri.

      Inoltre, credo che per diventare scrittori, prima di tutto, bisogna avere un fuoco interiore: il desiderio di scrivere, di esprimere e comporre pensieri, di trasmettere qualcosa rispettando chi legge. Se queste caratteristiche non ci sono, e ci si avvicina alla scrittura solo perché “fa figo”, passami il termine, o con l’idea di diventare rapidamente uno scrittore di successo, allora si possono leggere molti libri e frequentare tanti corsi, ma difficilmente si riuscirà a trovare un proprio spazio. Gli ostacoli sono tanti e la tentazione di arrendersi è sempre dietro l’angolo.

      Detto questo, mi sono dilungato fin troppo. Se hai la passione, coltivala e rendila concreta. Allora fare un corso di scrittura potrà aiutarti come leggere un libro che parla di tecniche di scrittura.
      In bocca al lupo. Un abbraccio Gabriele

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