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Il Gatto che incontr-AI: Maledizione o benedizione?

Il Gatto che incontr-AI: Maledizione o benedizione?
Immagine di Gabriele Congiu

Gabriele Congiu

Scrittore ed Editore.
Tra parole, immagini e musica

E se le parole avessero il potere di cambiare la realtà?

Quando ho intitolato il mio libro Il Gatto che incontr-AI, non sapevo di aver appena firmato un contratto invisibile con il destino. Non è stato solo un lancio editoriale — forse è stata l’apertura di un varco.

La pubblicazione dell’opera, tratta da una storia vera di un ingegnere ailurofobico, una veterinaria, un gatto europeo e uno di natura robotica, ha cambiato la mia realtà in modo tangibile e misterioso. Qualcosa si è messo in moto.

Non so se chiamarla coincidenza, cocreazione,  karma o una strana maledizione felina… ma da quel giorno non ho più smesso di imbattermi in animali da salvare: un’asinella, gatti, cuccioli di cane, perfino una capra e un riccio di montagna. È come se il libro avesse aperto una porta… e dall’altra parte ci fosse un esercito di creature che mi cercavano.

Forse avevo inconsciamente attivato una calamita per animali in difficoltà. O forse il mio nome Gabriele portava già dentro di sé la risposta: il messaggero, colui che porta buone notizie. La persona indiziata a ricevere segnali superiori, da quale entità non lo so, ma segnali mirati, precisi, per salvare qualche creatura. Una sorta di guardiano angelico con il compito inconscio di presidiare un territorio: quando arrivava il bisogno, qualcuno avrebbe trovato il modo di attivarlo.

L’origine di tutto

Il desiderio di scrivere un libro sul rapporto tra uomo e gatto ce l’avevo da tempo — molto prima della pandemia del 2020. Struttura, fabula, personaggi, luoghi: tutto era già impostato nella mia mente. Ma mancava l’ultimo scatto, quell’input definitivo che trasforma un progetto in una necessità, che arrivò sotto forma di un gatto. Un europeo randagio che mi aveva già osservato più volte per strada, beneficiando delle mie generose crocchette. Un giorno decise che era abbastanza: passò attraverso i tetti, trovando il giusto percorso e apparve dentro casa mia. Come a dire — adesso scrivi.

A quel gatto ho dedicato anche un brano composto da me al pianoforte, che potete ascoltare sul mio canale YouTube intitolato Micettino. Certe presenze meritano una colonna sonora. Inoltre, al gattino, insieme ad altri due, Luna e Mina, è stato dedicato Il gatto che incontr-AI.

La prima missione

La prima creatura che ho avuto l’onore di salvare è stata anche la più impegnativa: un’asinella, che conoscevo da circa due anni. Durante le mie corse settimanali nelle campagne del Sarrabus la incontravo regolarmente, e portavo sempre con me delle carote.

Poi, per diversi mesi non la vidi più. Pensai fosse stata trasferita in un altro terreno, come spesso accadeva, i poderi non erano sempre adiacenti alla strada, a volte distanti centinaia di metri in luoghi non visibili dalla carreggiata.

L’arcano mistero venne svelato poco dopo: l’asinella era destinata alla macellazione. In attesa di quella fine, stava in una stalla, triste, rassegnata, in silenzio.

Riuscii a parlare con il custode. Lo pregai di non macellarla, promettendo che me ne sarei occupato personalmente per trovarle una giusta dimora. Furono tre mesi intensi, carichi di preoccupazione e ostacoli ,ma alla fine ce la feci.

Alba, l’asinella destinata al macello, fu salvata e, dalla stalla arrivò alle stelle. Ho realizzato alla fine anche un cortometraggio sulla sua storia intitolato L’Asinella Alba: Dalla stalla alle stelle, un viaggio che parla di riscatto, di ascolto, di quella voce silenziosa che a volte ci guida verso chi ha bisogno di noi. 

Una storia quasi incredibile

Nel giro di un anno mi è capitata un’altra storia… bellissima, al limite dell’incredibile. Un gatto salvato da morte certa che, per una di quelle trame che solo il caso o il destino sanno tessere, è diventato a sua volta il ponte di salvataggio per altri gattini.

Se non l’avessi vissuta in prima persona, stenterei a crederci. E non la racconto qui, perché questa storia merita lo spazio che si merita: sarà nel sequel di Il Gatto che incontr-AI.

Allora mi chiedo ancora: maledizione o benedizione?

Forse né l’una né l’altra. Forse è semplicemente quello che succede quando scrivi qualcosa di vero… il mondo inizia a mandarti prove che hai ragione. Animali che ti cercano, storie che ti trovano, coincidenze che coincidenze non sono. Il libro ha aperto un varco. E io ho smesso di chiuderlo.

 

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