1086754633417583

Scrivere un libro non ti rende un’autorità.
Ma può renderti autorevole.

Scrivere un libro non ti rende un’autorità. Ma può renderti autorevole.
Immagine di Gabriele Congiu

Gabriele Congiu

Scrittore ed Editore.
Tra parole, immagini e musica

Viviamo in un’epoca in cui pubblicare è diventato accessibile. Ma accessibile non significa automaticamente significativo.

Un libro ben scritto, pensato e vissuto può trasformare un autore in una figura autorevole. Non perché imponga la sua verità, ma perché dimostra coerenza, competenza e visione.
La vera autorevolezza nasce quando il lettore riconosce valore, non quando l’autore lo pretende.

Ed ecco il paradosso:
Scrivere un libro può farti sentire un’autorità.
Ma è il lettore a decidere se sei davvero autorevole.

Troppi si autoproclamano scrittori solo perché hanno riempito pagine bianche. Ma scrivere non è mettere parole in fila: scrivere è comunicare, e comunicare è responsabilità.

Il vero scrittore non si riconosce nel compiacimento, ma nella capacità di generare risonanza.

Non basta pensare: “Questo mi rappresenta.”
Bisogna chiedersi: “Questo trasforma chi legge? Lo apre, lo sfida, lo nutre?”

Un libro può essere una soglia. Ma se lo usi come specchio, non andrai oltre te stesso.
Se invece lo usi come ponte, potresti diventare davvero autorevole.

La differenza tra chi scrive e chi comunica è tutta qui:
Il primo vuole apparire.
Il secondo vuole servire.

Viviamo in una società dominata dal messaggio pubblicitario, dove chi ha più forza economica detta le regole e condiziona i fruitori. Ma chi sceglie di scrivere e pubblicare non dovrebbe partire dal profitto: il successo nasce da un’opera curata e pubblicata con serietà.

E qui entra in gioco il ruolo dell’editore

La competenza dell’editore lo mette nelle condizioni di stabilire se un prodotto editoriale debba essere completamente finanziato, assumendosi tutti i rischi, oppure se sia più opportuno trovare un accordo che preveda la divisione dei rischi, ma con riconoscimenti economici più alti per l’autore. Questo perché oggi sembra che tutti siano diventati scrittori, con il vanto di sentirsi una J.K. Rowling, uno Steven Spielberg o persino un Fabio Volo, autori che con le royalty hanno superato abbondantemente il milione di euro.

Il paradosso è che oggi ci sono più scrittori che lettori di libri. La gente legge, sì, ma soprattutto grazie ai social: un flusso continuo di contenuti che raramente alimenta la buona cultura e che spesso si limita a soddisfare la superficialità del momento.

Eppure, molti aspiranti autori dimenticano l’umiltà: si fidano solo delle proprie fantasie e immaginazioni, senza conoscere le dinamiche dell’editoria e senza aver mai affrontato davvero il giudizio del pubblico.
Così confondono il sentirsi scrittori con l’essere tali.

Chi lo comprende potrà raccogliere benefici duraturi.
Chi lo ignora rischia di pagarne il prezzo, quando l’immagine sarà già compromessa.

Mi piace concludere con un mio aforisma che uso spesso:

Chi si sente arrivato non è mai partito!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *