Senza rendercene conto, in questo momento storico, in piena Quarta Rivoluzione Industriale (come spiego nell’opera Intelligenza Artificiale conoscere l’essenziale) stiamo vivendo — io in prima persona — una condizione psicologica legata ormai all’uso smisurato dell’Intelligenza Artificiale, che, come una piovra, sta invadendo ogni campo con i suoi tentacoli. Una sorta di macchia d’olio che si allarga senza fermarsi.
Ho constatato due cose:
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Chi ha poche competenze: grazie all’IA riesce a produrre contenuti o soluzioni che prima non avrebbe saputo creare. Questo può generare un senso di superiorità o di “potere improvviso”, perché la tecnologia colma le loro lacune.
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Chi ha molte competenze: percepisce che il proprio lavoro, frutto di anni di studio e pratica, viene “banalizzato” o reso meno riconoscibile. L’IA sembra ridurre il valore delle loro competenze specialistiche (expertise), creando frustrazione o senso di svalutazione.
L’effetto Dunning-Kruger
Entra ora in gioco un bias cognitivo, definito nel 1999 Effetto Dunning-Kruger, studiato dagli psicologi David Dunning e Justin Kruger, diventato un termine comune per spiegare alcuni comportamenti culturali relativi alla sproporzione tra competenze reali e competenze percepite. Oggi è diventato una lente interpretativa potente per capire le dinamiche dell’IA, quindi:
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Sopravvalutazione dei non esperti
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Sottovalutazione degli esperti
Le persone con basse competenze tendono a sopravvalutare le proprie capacità, mentre chi ha alte competenze tende a sottovalutarsi, creando un paradosso culturale.
In pratica: chi sa poco crede di sapere molto, chi sa molto percepisce di sapere poco.
L’IA dà l’illusione di competenza e dà l’impressione di “sapere tutto”, ma in realtà fornisce scorciatoie che non sostituiscono la comprensione profonda e, a livello neuroplastico, rendono il nostro cervello più pigro.
Qual è l’impatto culturale
Ci sono considerazioni importanti da fare. Da un lato l’IA, apparentemente, sembrerebbe uno strumento democratico, perché rende possibile realizzare rapidamente testi, musica, video, codici di programmazione che prima erano riservati solo a degli esperti, semplicemente digitando un semplice prompt in un’interfaccia minimalista. Per fare un esempio: le animazioni sono diventate facilissime da produrre, partendo da un’immagine fotografica o digitando un semplice prompt, più veloce che bere un bicchiere d’acqua.
C’è però un grosso problema: si rischia che le persone non riescano più a comprendere ciò che è reale e ciò che invece è costruito da un’IA, svalutando il lavoro del professionista.
Quello che ripeterò sempre è che, proprio in questo momento storico, curare le proprie competenze, allenare il cervello con la lettura, con lo studio di uno strumento musicale, dare sfogo alla creatività con pratiche manuali, pittura, scolpire, modellare e sviluppare uno spirito critico saranno elementi fondamentali per proteggere le nostre funzioni cognitive. Bisogna guardare l’IA come uno strumento che potenzialmente ci fornisce una grande opportunità di snellire operazioni ripetitive che farebbero solo perdere tempo, come una semplice sbobinatura da trascrivere a mano di una conferenza, senza darci un valore aggiunto.
Investite il vostro tempo in tutto ciò che arricchisce il vostro bagaglio culturale e, se oggi abbiamo l’IA, sfruttiamola a nostro vantaggio e non deleghiamo ad essa tutta la nostra vita.
2 risposte
Grazie per questa disamina, è un argomento importantissimo questo da te affrontato.
Mi trovo d’accordo su tutto quanto scritto.
Grazie a te Paola per aver apprezzato l’argomento trattato nel mio blog. Un abbraccio Gabriele