Il modo in cui chiamiamo la GenAI (ovvero ChatGPT, Claude, Gemini, Copilot e Grok, per citarne alcuni) non è solo una questione di linguaggio. È una scelta che definisce il potere che gli attribuiamo e la responsabilità che ci assumiamo. La GenAI ne è oggi l’esempio più evidente ed è uno degli argomenti del mio libro digitale Intelligenza Artificiale conoscere l’essenziale. Le parole che scegliamo per descriverla non sono mai neutre e lo sintetizzo in questo aforisma:
“Forse, il vero artificio non risiede nell’intelligenza delle macchine,
ma nel linguaggio che scegliamo per descriverle!”
Gabriele Congiu
La maggior parte delle persone, ha usato almeno una volta la GenAI, ma raramente si è fermata a chiedersi: cosa sono, esattamente? Strumenti nelle nostre mani, o qualcosa che ci avvolge e condiziona?
Il punto di vista tecnico: lo “strumento”
Dal punto di vista ingegneristico e informatico la risposta è netta: la GenAI è un software, quindi uno strumento.
Funzionalità: Un mezzo per un fine. Come un martello estende la forza del braccio, un LLM (Large Language Model) estende la nostra capacità di elaborare testi, dati e idee.
Dipendenza: È inerte senza un input umano, cioè se non digitiamo il prompt. Senza l’utente, il codice non “opera”.
Nomenclatura: In ambito IT, i dispositivi sono l’hardware: server, GPU, smartphone. Chiamare ChatGPT, Claude, Gemini, Copilot e Grok “dispositivi” sarebbe, tecnicamente, un errore categoriale: è il software che gira su un dispositivo.
Se la osserviamo come strumento, la GenAI esegue il prompt — e nel farlo genera, interpreta e suggerisce risposte.
Il punto di vista filosofico: il “dispositivo”
Se usiamo la lente della filosofia della tecnica, la prospettiva si ribalta. Qui un dispositivo non è un oggetto fisico, ma una struttura che condiziona il comportamento.
Mediazione: La GenAI non si limita a eseguire un compito: modella il modo in cui pensiamo, scriviamo e creiamo. Non è un oggetto che usiamo. È un ambiente in cui entriamo.
Potere: Quando un’IA suggerisce una parola o corregge un tono, sta esercitando una forma di potere invisibile sulla nostra espressione.
Infrastrutture: La GenAI è l’insieme di algoritmi, dati di addestramento e infrastrutture che definiscono e producono ciò che appare vero o verosimile.
Strumento: visione tecnica
- Software, non hardware
- Inerte senza prompt umano
- Mezzo per un fine
- L’utente mantiene il controllo
Dispositivo: visione filosofica
- Ambiente che ci avvolge
- Condiziona pensiero ed espressione
- Esercita potere invisibile
- Definisce ciò che è “verosimile”
Infine, come possiamo definire la GenAI?
Forse la sfida della GenAI è proprio questa: è la prima volta che un software (strumento) ha una portata tale da diventare un sistema di governo del pensiero (dispositivo).
Se la consideriamo solo uno strumento, rischiamo di sottovalutarne l’impatto sociale ed etico.
Se la consideriamo solo un dispositivo, rischiamo di sentirci passivi, incapaci di governarla.
La risposta più onesta è che la GenAI è entrambe le cose: il nome che scegliamo determina come la governiamo, e per questo ritorno al mio aforisma che ho citato all’inizio:
“Forse, il vero artificio non risiede nell’intelligenza delle macchine,
ma nel linguaggio che scegliamo per descriverle!”
Gabriele Congiu
E voi come la vivete? La percepite come una “scatola degli attrezzi” per aumentare la produttività, o come un nuovo “ambiente” che sta cambiando le regole del gioco? Strumento o dispositivo — come la chiamate nella vostra organizzazione?
8 risposte
Non ci avevo mai pensato. Figurati che per me Chagpt è intelligenza artificiale e non sapevo che si chiamassero genAI. Noi l’abbiamo in ufficio e io lo uso come se fosse google, per ogni cosa chiedo informazioni. Comunque non si smette mai di imparare. Ciao e grazie Pietro
Ciao Pietro, quando ciò che scrivo stimola la curiosità e fa crescere la cultura, sono soddisfatto. Buon pomeriggio Gabriele
finalmente un post riflessivo. Bravo Gabri👏👏👏 Un abbraccio Fabio
Grazie Fabio… leggere fa riflettere ma anche chi non legge fa riflettere 😉
Ahaha io per semplicità lo chiamo “coso”. A parte gli scherzi, complimenti per il tuo post. Saluti Francesca 😊
Chiamalo come vuoi, l’importante e usarlo bene ;-). Grazie per il tuo post
Come sempre leggere il tuo blog, che affronta un argomento importante e attualissimo, stimola la curiosità di approfondire per conoscere quale sia la potenzialità della genAI, come pure aiuta ad essere consapevoli di questo ‘strumento’. Non dimentichiamo che c’è chi si affida ciecamente e accetta le risposte date dall’AI ignoranndo beatamente gli argomenti, prendendo quindi, per oro colato ogni risposta data!
Grazie Paola per il tuo commento 😉 mi fa piacere che trovi gli articoli culturali e utili. Come dico sempre, prima dell’IA, bisogna curare la propria cultura. A presto Gabriele