È proprio così: l’emozione è un’esclusiva dell’essere umano, non dell’IA. Anche se disperatamente, morbosamente e in ogni modo si cerca di replicare e sostituire qualsiasi individuo costituito da energia vitale con l’IA, questo non sarà mai possibile. E se un giorno dovesse diventare fattibile, non staremo più parlando di umanità, ma di altre creature che di umano non avranno nulla, perché prive di linfa vitale. Non ci si può sostituire a Dio, inteso come quell’entità che ha dato all’uomo la scintilla chiamata vita.
Su Maistu: quando l’emozione diventa esperienza viva
Scrivo questo per raccontare un’esperienza che mi ha toccato da vicino: l’anteprima del docufilm Su Maistu del regista Gianfranco Cabiddu, proiettato il 29 marzo 2026 al Teatro Massimo di Cagliari, dedicato a Luigi Lai, di cui ho realizzato il libro biografico intitolato Luigi Lai, Maestro di launeddas. Un’amicizia consolidata negli anni, fino a definirmi “Fillu e anima” – figlio acquisito, anche senza nessun legame di sangue – ma iniziata in modo giocoso e gioioso a metà degli anni Settanta, precisamente nel 1977, quando i miei nonni paterni di San Vito – Mariuccia Cappai e Giovanni Deiana (noto Giuanni Ajana) – mi facevano ascoltare le musiche con le launeddas di Luigi Lai e la voce immortale della cantante Maria Carta. La ricordo benissimo anche protagonista nel film Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli, dove interpretava Marta, la sorella di Lazzaro. La musica delle launeddas e le canzoni di Maria Carta le associavo all’estate, alle vacanze scolastiche, alla spensieratezza, alla speranza, alla curiosità di scoprire ciò che la vita mi avrebbe riservato, considerando che avevo solo sette anni.
Ciò che però mi preme sottolineare è l’energia che si è creata nel Teatro Massimo di Cagliari, gremito da oltre cinquecento persone attente e curiose di assistere a una parte della vita immensa del maestro, dedicata ai sonus de cannas – le launeddas – o, come preferisce definirle lui, “is pippias” – le sue bambine, che coccola e ringrazia con parole d’affetto ogni giorno, al risveglio e prima di andare a dormire.
Quell’energia che si è sviluppata a teatro non può essere ideata da un’intelligenza artificiale: un oggetto non senziente che può scrivere di emozioni, ma non può provarle. In una società invasa da algoritmi e da alcuni improvvisati cultori dell’intelligenza artificiale, privi di un adeguato bagaglio culturale, che commentano la tecnologia su un video YouTube non appena viene rilasciata la nuova versione dell’IA di turno, in cerca di monetizzare con le visualizzazioni, si dimentica troppo spesso che siamo umani. Fino a prova contraria dobbiamo ricordarci che ci rivolgiamo a persone e non a umanoidi.
La spontaneità e la naturalezza, l’istinto che domina il carattere di una persona maturato attraverso esperienze di vita – come Luigi Lai ha mostrato nel film insieme a tanti artisti, come Paolo Fresu, Mauro Palmas, Elena Ledda, Gavino Murgia – possono essere soltanto imitati ma non sostituiti, in quanto il risultato sarebbe sempre e soltanto, una fredda e sterile copia. È ciò che emerge con forza nel docufilm: un’intensità che nessuna IA riuscirebbe a creare.
Bisogna ricordare che l’essere umano è il risultato di un’evoluzione genetica che risale a milioni di anni. Il DNA custodisce un patrimonio di migliaia di generazioni e centinaia di migliaia di anni di esperienza umana, qualcosa che non può essere tradotto in un insieme di numeri che conoscono il valore, ma non il significato di quel valore.
Per questo motivo, registrare le emozioni con una videocamera, come nel caso del docufilm Su Maistu di Gianfranco Cabiddu — vincitore del Premio Bif&st – Bari International Film Festival per il Cinema Italiano come Miglior Film 2026 — dedicato a Luigi Lai, proprio per la forza poetica con cui la pellicola ha raccontato la vita artistica del maestro mannu — il grande maestro, come viene definito dagli artisti — non potrà mai essere paragonato a qualcosa costruito artificialmente.
Luigi è un uomo umile, ma di grande spessore. Una persona semplice, con una personalità artistica enorme, prorompente e genuina. Merita questo riconoscimento e molto altro ancora. E, come ho scritto nel libro “Luigi Lai Maestro di Launeddas”, i sogni non finiscono mai… Perché sognare significa vivere.
E io, che a sette anni ascoltavo le launeddas di Luigi senza sapere ancora nulla della vita, so che quell’emozione — quella vera — non la replicherà mai nessuna intelligenza artificiale!